Un gesto di amore verso se stessi: Il tempo per ascoltarsi.

Un gesto di amore verso se stessi: Il tempo per ascoltarsi.

Quante volte si sente parlare di fame nervosa, oppure di fame emotiva, o ancora si parla di cibi “proibiti”, di “sgarri”, fornendo accezioni negative ad un determinato alimento?

Il mindful eating è una pratica che insegna a nutrirsi consapevolmente, in maniera non giudicante, ma attenta alle sensazioni connesse ai momenti in cui ci alimentiamo. Il nome stesso di questa pratica nasce dal concetto di “mindfulness”, ovvero di consapevolezza, che viene in aiuto a tutti coloro che riscontrano sensazioni negative, di eccesso o perdita di controllo, nei confronti del cibo.

Praticare il mindful eating significa rallentare, dando importanza e valore al momento del pasto in cui devono essere coinvolti tutti i 5 sensi: toccare con mano gli ingredienti che utilizziamo per preparare le nostre pietanze, apprezzarne la consistenza, assaporarne l’odore prima del sapore, prestare attenzione a come il cibo è disposto nel piatto e pensare a tutta la “strada” che quell’alimento ha fatto per arrivare fino al nostro piatto ci consente di vivere l’esperienza del pasto in maniera più completa, e dunque più appagante.

Mangiare significa dunque prenderci cura del nostro corpo, non privandolo di ciò che ci chiede e non colpevolizzandoci se abbiamo voglia di un alimento che abbiamo categorizzato come “malsano”: se, ascoltandoci, capiamo di desiderare quell’alimento, proviamo ad osservare con tutti i 5 sensi le sensazioni che ci scaturisce il suo assaggio.

Un primo esercizio può essere scegliere un momento della giornata (non bisogna necessariamente adottare questa pratica per tutti i nostri pasti) e annotare 3 sensazioni associate al momento del pasto. Se si soffre di fame nervosa, è utile prendere nota delle sensazioni che si provano proprio in quei momenti; al contrario, se si attuano restrizioni alimentari associate a particolari cibi, sarebbe utile provare a reintrodurre, uno alla volta, i cosiddetti “fear-foods” o cibi temuti, provando a capire quali sono le sensazioni provate.

Alla fine di tutti questi esercizi, ci renderemo conto che il cibo, cui sono connessi una serie di importanti aspetti emotivi e fisiologici, è “solo” cibo: dunque, non ha senso riversare su di esso le nostre paure o utilizzarlo come valvola di sfogo, ma piuttosto vederlo, oltre che la fonte di nutrimento necessaria a mantenerci in vita, come una lente di ingrandimento che “amplifica” le nostre emozioni.