Studiare i complessi meccanismi mediante i quali la nostra dieta modifica il rischio di sviluppare malattie autoimmuni non è semplice: studiare l’adesione alle Dieta Mediterranea e Occidentale potrebbe rappresentare un primo importante passo per capire come ciò che mangiamo influenza l’attività del nostro sistema immunitario.
Le malattie autoimmuni (AD) sono una famiglia di almeno 80 patologie accomunate da una reazione anomala del sistema immunitario contro i tessuti sani dell’organismo e da una patogenesi ed eziologia ad oggi parzialmente incomprese, nonostante il fatto che la loro incidenza (circa il 3-5% in tutto il mondo) stia aumentando, specie nei paesi industrializzati. Ciò che ormai è assodato è che, accanto ai geni, esistono alcuni fattori di rischio di natura ambientale (stile di vita, dieta, uso di farmaci, infezioni. Alcuni studi hanno posto in collegamento l’aumentata incidenza delle malattie autoimmuni con il crescente uso, nei paesi industrializzati, di additivi alimentari presenti nei cibi ultra-processati. E’ stato infatti già dimostrato in vitro che gli additivi alimentari sono in grado di abrogare la funzione della barriera epiteliale intestinale (la cui integrità è spesso compromessa nelle condizioni autoimmuni), aumentandone la permeabilità con conseguente ingresso di sostanze estranee che potrebbero promuovere una risposta (auto)immune attraverso svariati meccanismi. In particolare, il pattern alimentare caratterizzato dal consumo di cibi ad alto contenuto di additivi, acidi grassi trans, colesterolo, proteine animali, zuccheri semplici e sale, nonché dal consumo frequente di cibi trasformati e “fast food” è stato definito “Dieta Occidentale” ed è stato associato ad aumentato rischio di autoimmunità. Nondimeno, un elevato consumo di alimenti raffinati e un eccessivo apporto calorico inducono la resistenza all’insulina e l’obesità, aumentando così ulteriormente il rischio di malattie autoimmuni come l’Artrite Reumatoide e la Sclerosi Multipla . D’altra parte, negli ultimi anni, sono emerse numerose ipotesi riguardanti gli effetti protettivi della Dieta Mediterranea, che si configura come modello opposto alla Dieta Occidentale, frequentemente associato a miglioramento delle condizioni patologiche croniche ed infiammatorie, cui sembrano aderire maggiormente gli anziani rispetto alle ultime generazioni. La Dieta Mediterranea prevede tutti gli alimenti (frutta, verdura, cereali, carne, pesce, legumi, olio di oliva e vino) nelle giuste quantità e include aspetti relativi allo stile di vita come l’abitudine di rispettare la stagionalità, di consumare cibo cucinato in casa e di praticare attività fisica costante. Gli effetti antinfiammatori dei nutrienti tipici di tale regime alimentare sono stati, anche in questo caso, studiati e i meccanismi alla base della loro capacità modulatori sul sistema immunitario risultano ormai chiari.
Le molte ipotesi esistenti riguardo agli effetti deleteri o protettivi di specifici modelli nutrizionali, come la Dieta Mediterranea o Occidentale, sono ancora da studiare ampiamente ma la ricerca nutrizionale più recente si sta spendendo per capire quali siano i meccanismi alla base di tale correlazione. A Novara, presso il Centro Ipazia (in cui si svolge ricerca sulle malattie autoimmuni e allergiche), nel laboratorio di Immunomica della Prof.ssa Annalisa Chiocchetti, il tema del ruolo della dieta nella prevenzione delle malattie autoimmuni viene studiato nel contesto del progetto MINDFUL, finanziato dal dipartimento di Scienze mi sto dedicando durante il mio dottorato, sta iniziando a dare i primi frutti con la scoperta di alcuni alimenti che potrebbero ridurre il rischio di Artrite Reumatoide: pesce, formaggio, cereali e caffè sono tra gli alimenti potenzialmente benefici, e grazie alle future evoluzioni dello studio sarà possibile valutare gli effetti dell’alimentazione anche su altre malattie autoimmuni.

